Dall’Europa le nuove linee guida sulla sharing economy

Sharing_EconomyLa Commissione Europea ha stabilito delle linee guida per uniformare il quadro normativo.
Le linee guida sono documenti non vincolanti rivolti ad agevolare l’applicazione delle direttive europee, e possono segnare un punto di svolta per i servizi di sharing economy in Europa.
Il Financial Times ne offre alcune anticipazioni che Bruxelles renderà pubbliche domani, 2 Giugno.

La novità più importante è che si dirà basta alle leggi ad hoc che colpiscono i leader del settore (come Airbnb e Uber) ed al loro posto vi saranno nuove normative atte a favorire la condivisione di mezzi e risorse, benché con alcune limitazioni.
Uno dei punti che risulta ancora problematico e produce polemiche è quello riguardante il “Lavoro e assunzioni”, soprattutto nel caso di aziende che offrono servizi.

In un’analisi fatta da due esperti,  Simone Cicero, fondatore di Hopen Think Tank e connector per l’Italia di Ouishare (community che raggruppa persone e idee nell’ambito della sharing economy) e Roberto Magnifico, presidente Angel Partner Group e socio di LVenture Group, hanno posto l’accento su 5 punti chiave delle linee guida europee.

1. Armonizzare le regole dei paesi europei

Le nuove Linee Guida sulla Sharing Economy

In ogni nazione sono previste normative diverse sui servizi: l’armonizzazione delle leggi, quindi, risulta uno dei punti cruciali che potrebbe facilitare la vita ad alcuni servizi già in uso in tutta Europa (come Uber ed AirBnB) evitando così di dover modificare ed adattare i propri servizi alle leggi vigenti in ogni nazione europea.

Il Financial Times ha spiegato: «Una direttiva coerente in tutta la UE potrebbe essere una spinta per i business nell’ambito, facilitando le aziende che non dovranno più barcamenarsi tra 28 diversi leggi nazionali».

2. Ridurre al minimo i divieti

Le nuove Linee Guida sulla Sharing Economy (1)

La commissione Europea ha criticato alcune misure adottate da alcuni paesi Europei nei confronti di alcuni servizi.

Nel caso specifico di AirBnB, e di servizi simili, le misure adottate da Berlino proibiscono ai cittadini di offrire in affitto l’intera casa senza un’autorizzazione preventiva da parte dell’amministrazione cittadina. Per i trasgressori sono previsti fino ai 100mila euro di multa. I berlinesi, dunque, possono affittare solo le camere, ma per l’intera casa serve una licenza che di fatto equipara la proprietà a un regolare b&b.

3. Giorni limitati per gli affitti delle case

Le nuove Linee Guida sulla Sharing Economy (2)

La Commissione Europea è favorevole ad alcune misure soft, come l’introduzione di limiti al numero di giorni in cui è possibile affittare una camera o un appartamento sui siti che propongono tali servizi.

Queste limitazioni dovrebbero aiutare a rendere minimo il rialzo incontrollato degli affitti di cui sono accusate queste piattaforme ed il recupero dell’indotto da parte degli attori tradizionali.

A Berlino dal 2009 al 2014 gli affitti sono cresciuti del 56% e per gli albergatori equivale ad una perdita di 6 milioni di pernottamenti.

4. Gli autisti di Uber come dipendenti

Le nuove Linee Guida sulla Sharing Economy (3)

Tale punto risulta quello che di più intimorisce i principali attori della sharing economy e della Silicon Valley.

La Commissione Europea chiarisce che “Non è compito dell’azienda stabilire le tariffe dei clienti per i suoi collaboratori. Se così fosse diventerebbero veri e propri dipendenti e di conseguenza sarebbe necessario siglare con loro un contratto di lavoro, con tutti i costi aggiuntivi che questo comporterebbe a carico dell’azienda.”

Se fosse confermata tale linea, risulterebbe prevedibile l’opposizione di Uber che ha da sempre retto la tesi che gli autisti di cui si serve per il servizio non sono suoi dipendenti.

5. Favorele al rating per aumentare la fiducia dei clienti

Le nuove Linee Guida sulla Sharing Economy (6)

Bruxelles si manifesta favorevole al tema del rating, ovvero il meccanismo che molte piattaforme utilizzano per aumentare la fiducia dei clienti.

Il rating è lo stesso usato da Uber per gli autisti, più sono votati dai clienti, più risultano seri ed affidabili e più salgono nel ranking.
Per molti detrattori questo risulta un procedimento pericoloso per il consumatore, in quanto non si misura la reale affidabilità dell’autista, ma la Commissione è di parere contrario ed anzi ne riconosce un vantaggio per l’utenza.

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